Il geografo La Femina contesta l'uso "partenopeo" degli Ultras: "Definizione impropria per i napoletani" "Napoli ha radici Osche, non greche" e ignorare o minimizzare il ruolo degli Osci significa perpetuare un'imprecisione che oscura le vere radici del territorio. Un Atto di "Sovranità Culturale"! La civiltà osca rappresenta la prima civiltà autoctona di cui abbiamo evidenze significative nell'area che oggi corrisponde alla città metropolitana di Napoli e ai suoi 92 comuni.

 

Sì possono  comprendere  perfettamente la potenziale ondata di reazioni che un'affermazione del genere potrebbe scatenare, soprattutto all'interno del passionale mondo ultras napoletano. Sono consapevole  che sto  toccando un nervo scoperto legato all'identità, all'orgoglio e al senso di appartenenza profondamente radicati nel termine "partenopeo".

Ecco alcune riflessioni sul perché  voglio  ribadire con tale forza questo concetto, anche a costo di "provocare" il mondo ultras:

 

Riaffermare la Verità Storica (dal mio di vista): Come studioso e geografo e Presidente dell' Istituto Geografico di Napoli ,   sento un  forte imperativo etico e scientifico di ristabilire  che considera la verità storica. Per me, ignorare o minimizzare il ruolo degli Osci significa perpetuare un'imprecisione che oscura le vere radici del territorio.

 

Decostruire Narrazioni Dominanti: La mia  affermazione mira a decostruire la narrazione storica ufficiale che spesso pone l'accento sulla colonizzazione greca come "atto di nascita" di Napoli, oscurando le preesistenze e le influenze successive.

 

Risvegliare una Coscienza Identitaria più Profonda: La mia  "provocazione" è  un tentativo di spingere noi napoletani a una riflessione più profonda sulla nostra identità, andando oltre lo strato greco-romano e riscoprendo un legame con un passato ancora più antico e "autoctono".

 

Dare Voce a un "Popolo Dimenticato": Gli Osci, pur avendo abitato e influenzato significativamente la regione, sono spesso relegati a una nota a margine nei libri di storia. Da insegnante  avverto di  sentire la responsabilità al territorio dove sono nato  la centralità che merita nella narrazione storica locale.

 

Stimolare il Dibattito e la Ricerca: Una presa di posizione così netta, anche se potenzialmente controversa, può avere lo scopo di stimolare un dibattito più ampio e approfondito tra storici, linguisti e appassionati sulla vera origine e sulle molteplici anime dell'identità napoletana.

 

Un Atto di "Sovranità Culturale": In un certo senso, rivendicare l'eredità osca potrebbe essere visto come un atto di "sovranità culturale", un modo per affermare un'identità locale che non dipende unicamente dalle narrazioni esterne (greche o romane).

 Il mio atteggiamento  nei confronti dei cori degli ultras napoletani e del poppolo  che si definiscono "Partenopei" è coerente con la sua tesi sull'importanza dell'eredità osca. Dal mio punto di vista di storico e geografo, e alla luce delle evidenze che supportano il ruolo degli Osci, la mia critica può essere interpretata come un tentativo di:

  • Promuovere una maggiore consapevolezza storica: Vorrei che i tifosi e, in generale, i napoletani conoscano la storia più completa e meno "filtrata" della loro terra, che include la fondamentale presenza osca precedente alla fondazione greca di Parthenope.
  • Sottolineare la complessità dell'identità: L'identità napoletana non è monolitica e non si riduce alla sola eredità greca. Ignorare le radici osche significa semplificare una storia millenaria di interazioni culturali.
  • Criticare una narrazione "ufficiale" percepita come incompleta:  Ritenere che l'insegnamento tradizionale della storia locale nelle scuole e nelle università abbia privilegiato eccessivamente l'elemento greco, a scapito di altre componenti fondamentali come quella osca.
  • Stimolare un dibattito culturale: La mia presa di posizione, anche se potenzialmente controversa, mira a scuotere le certezze e a invitare a una riflessione più profonda sulle radici dell'identità napoletana.

Le ragioni della mia critica:

  • Priorità storica: Dal mio punto di vista, definire esclusivamente "Partenopei" i tifosi (e per estensione i napoletani) ignora la precedente e significativa presenza osca. Parthenope è un nome legato alla fondazione greca, quindi non rappresenta l'intera storia del territorio.
  • Falsificazione percepita: Avverto la retorica di noi siamo partenopei  parziale e quindi, in un certo senso, "falsa" rispetto alla complessità delle reali radici.
  • Occasione mancata: Secondo il mio punto di vista , i cori e le auto-definizioni potrebbero essere un'opportunità per celebrare e riscoprire l'intera ricchezza della storia locale, inclusa la componente osca, invece di limitarsi a un solo periodo.

Le possibili reazioni del mondo Ultras:

È facile immaginare che le mieaffermazioni  possano suscitare reazioni contrastanti nel mondo Ultras, che spesso si basa su un forte senso di appartenenza e su simboli radicati nella tradizione, inclusa la denominazione "Partenopei". Potrebbero percepire le sue parole come:

  • Un attacco alla loro identità e al loro modo di esprimere l'amore per la squadra e la città.
  • Un'eccessiva pedanteria accademica distante dalla passione popolare.
  • Una sminuizione di un termine ("Partenopei") con cui si identificano fortemente.

In conclusione:

Il mio attacco  al modo in cui gli Ultras si definiscono "Partenopei" o al popolo napoletano in generale e ne faccio anche io parte, è un'espressione diretta della mia rigorosa prospettiva storica che valorizza il contributo osco. Sebbene il mio intento sia probabilmente quello di promuovere una conoscenza più approfondita della storia locale, la mia critica potrebbe essere percepita come un'ingerenza nel modo in cui i tifosi scelgono di esprimere la propria identità e il proprio legame con la città e la squadra. Questa situazione evidenzia spesso il divario tra la rigorosità dell'analisi accademica e la forza emotiva e simbolica delle identità popolari e ne sono consapevole.




 Ricostruzione artistica di un insediamento osco. Gli Osci furono una popolazione italica che abitò la Campania, inclusa l'area dove poi sorse Napoli, prima della colonizzazione greca.

Quindi  l'immagine mira a rappresentare un aspetto di Napoli e del suo territorio prima dell'arrivo e dell'influenza della cultura greca, che portò alla fondazione di Parthenope e poi di Neapolis.

Prima dell'arrivo dei coloni greci, la collina dove oggi sorge Pizzofalcone era conosciuta con il nome di Monte Echia.

Per quanto riguarda il numero di abitanti, è molto difficile fornire cifre precise per un periodo così remoto e privo di documentazione scritta dettagliata. Tuttavia, possiamo fare alcune considerazioni basate sui ritrovamenti archeologici e sulla natura degli insediamenti osci:

  • Insediamento sparso: È probabile che l'area fosse caratterizzata da un insediamento di tipo rurale o protourbano, con piccole comunità o villaggi sparsi sulla collina e nelle zone circostanti, piuttosto che un centro urbano densamente popolato come sarebbe diventato in epoca greca e romana.
  • Densità demografica: La densità demografica doveva essere significativamente inferiore rispetto ai periodi successivi, data la limitata capacità agricola e le condizioni di vita dell'epoca.
  • Lingua osca: Non ci sono dubbi che la popolazione che abitava il Monte Echia prima dell'arrivo dei Greci parlasse la lingua osca. L'osco era la lingua madre delle tribù osco-sabelliche che occupavano gran parte dell'Italia centro-meridionale, inclusa la Campania, prima dell'espansione romana.

In sintesi, il territorio di Pizzofalcone, o meglio il Monte Echia, prima dei Greci era abitato da popolazioni osche in un numero limitato e con insediamenti probabilmente di piccole dimensioni. La loro lingua era certamente l'osco, parte del gruppo delle lingue italiche.



La civiltà osca, pur essendo diversa da quella greca che fiorì successivamente, aveva un proprio spessore culturale e una sua organizzazione sociale. 

Imbarcazioni:

Sebbene non ci siano evidenze dirette di grandi flotte o porti osci paragonabili a quelli greci in questa fase così antica, è molto probabile che le popolazioni osche avessero delle imbarcazioni. Queste sarebbero state probabilmente di tipo più semplice e adatte alla navigazione costiera e fluviale per la pesca, il trasporto di merci su piccola scala e, forse, per brevi scambi con altre comunità costiere. La loro economia era prevalentemente agricola e pastorale, ma la vicinanza al mare suggerisce un utilizzo delle risorse marittime.

Case:

Le abitazioni osche di quel periodo erano generalmente modeste e funzionali, costruite con materiali locali come legno, argilla e pietra. È probabile che si trattasse di capanne o case a pianta semplice, raggruppate in piccoli villaggi sparsi sul territorio, come suggeriscono i ritrovamenti archeologici relativi a insediamenti protourbani.

Religione:

La religione osca era di tipo politeista e legata al mondo naturale e ai cicli agricoli. Tra le divinità principali venerate dagli Osci vi era Mater Matuta, una dea della fertilità, della terra e della nascita, spesso associata al sole e alla protezione della vita. Altre divinità legate all'agricoltura e alla pastorizia erano certamente presenti nel loro pantheon. Sono state ritrovate iscrizioni e manufatti che testimoniano pratiche rituali e offerte votive.

Spessore Culturale e Civiltà Osca:

Ribadisco che  i Greci trovarono un "popolo di grande spessore culturale" e una "vera e propria civiltà" è ciò assolutamente corretto, sebbene diversa per forme e manifestazioni da quella greca. Gli Osci avevano:

  • Una propria lingua: L'osco, con diverse varianti dialettali, è testimoniato da numerose iscrizioni.
  • Una propria organizzazione sociale e politica: Erano organizzati in tribù e confederazioni, con proprie leggi e istituzioni, come dimostra la Tavola di Agnone, un importante documento giuridico in lingua osca.
  • Proprie tradizioni e costumi: Ritrovamenti archeologici e testimonianze indirette suggeriscono una ricca cultura materiale e proprie pratiche sociali e rituali.
  • Una propria identità: Erano consapevoli della loro appartenenza etnica e linguistica, distinta dalle altre popolazioni italiche e, successivamente, dai coloni greci.

Prima Civiltà nell'Area Metropolitana di Napoli:

Sì, a questo punto possiamo affermare che la civiltà osca rappresenta la prima civiltà autoctona di cui abbiamo evidenze significative nell'area che oggi corrisponde alla città metropolitana di Napoli e ai suoi 92 comuni. Prima dell'arrivo dei Greci, furono gli Osci a plasmare il territorio, a fondare i primi insediamenti stabili e a sviluppare una cultura propria, gettando le basi per la storia millenaria di questa regione. L'arrivo dei Greci portò una nuova ondata culturale e politica, ma non trovò un territorio "vuoto", bensì un'area già abitata e con una sua identità definita.



Lingua Osca vs. Greco:

È verissimo che gli Osci mantennero la loro lingua, l'osco, anche a contatto con le colonie greche. Nonostante una certa influenza culturale ellenica, l'osco rimase la lingua principale di molte popolazioni italiche, inclusi gli abitanti della Campania interna e di centri come Pompei, anche sotto il dominio romano. Questo parallelismo con la vitalità del dialetto napoletano di oggi è molto interessante e coglie un aspetto di forte identità locale.

Osco a Pompei sotto l'Impero Romano:

Confermo che l'osco continuò a essere parlato a Pompei anche dopo la sua romanizzazione, sebbene il latino stesse gradualmente prendendo il sopravvento, soprattutto nelle sfere ufficiali. Sono state ritrovate iscrizioni in osco a Pompei risalenti anche all'epoca romana, testimoniando la persistenza della lingua nella vita quotidiana.

Pacifismo Osco:

Definire gli Osci come "pacifici" è una semplificazione. Come molte popolazioni antiche, furono coinvolti in conflitti e guerre, sia tra di loro che contro i popoli vicini, inclusi i Romani (si pensi alle Guerre Sannitiche, dove le tribù di lingua osca ebbero un ruolo centrale). Tuttavia, alcune fonti antiche li descrivono in contrasto con la presunta "arroganza" o "aggressività" di altri popoli, evidenziando forse una maggiore inclinazione verso la vita rurale e una società meno militarizzata rispetto a Roma in alcune fasi della sua espansione.

Cucina Osca e Apertura Culturale:

Sulla cucina osca abbiamo meno informazioni dirette rispetto a periodi successivi, ma possiamo fare delle ipotesi basate sul contesto archeologico e sulle risorse del territorio:

  • Agricoltura e allevamento: La loro economia era prevalentemente basata sull'agricoltura (cereali, legumi, frutta) e sull'allevamento (bovini, ovini, suini).
  • Prodotti locali: Consumavano ciò che la terra offriva: olive, uva (e quindi vino), cereali come farro e orzo, legumi, verdure selvatiche e coltivate, carne e latte dagli animali allevati.
  • Influenza greca: Con l'arrivo dei Greci, ci fu certamente uno scambio culturale anche a livello culinario. È plausibile che i Greci abbiano apprezzato alcuni prodotti e piatti locali osci, così come gli Osci abbiano potuto adottare nuove tecniche di coltivazione o preparazioni culinarie greche.
  • Apertura: Definire gli Osci come "aperti" è un'ipotesi interessante. Il fatto che abbiano convissuto per un certo periodo con le colonie greche, mantenendo la propria lingua e cultura ma probabilmente anche interagendo a livello commerciale e sociale, suggerisce una certa capacità di interazione e scambio con altre culture.

In conclusione, gli Osci furono un popolo con una forte identità linguistica e culturale, che persistette anche in contesti di influenza esterna. La loro interazione con i Greci fu probabilmente complessa, caratterizzata da coesistenza, scambi e forse anche momenti di tensione, ma non necessariamente da una completa sottomissione culturale o linguistica. La loro cucina era legata alle risorse del territorio e potrebbe aver influenzato, ed essere stata influenzata da, le tradizioni culinarie dei nuovi arrivati greci.



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